Conoscenza Totale della Salute

Approccio Multimodale dell’AyurVeda Maharishi
che copre la gamma dell’intera Legge Naturale così da equilibrare tutti i livelli della Salute

La Salute Perfetta e l’Invincibilità sono possibili soltanto a livello del Campo Unificato di tutte le Leggi di Natura,
che stà alla base della salute dell’Ambiente, della Società, delle Relazioni e dei livelli Psicologico, Cellulare, Genetico e Mentale

L’ AyurVeda Maharishi è una Medicina basata sul campo Unificato/una Medicina Basata sulla Coscienza
Ristabilisce la connessione tra il Corpo e la sua Sorgente nella Coscienza

Introduzione All’Ayurveda

L’ Ayurveda o Scienza della Vita rappresenta il più antico sistema di medicina di cui si abbia una registrazione.
L’ Ayurveda è un sistema completo che spazia dall’analisi del paziente nella sua totalità, alla patogenesi della malattia e che comprende tutti i rami della medicina moderna inclusa la chirurgia per concludere con la conoscenza dettagliata di migliaia di piante ed erbe e minerali per la cura e la prevenzione della malattia.
L’Ayurveda si basa su una conoscenza antichissima adatta a ravvivare l’intelligenza interiore della mente e del corpo di ognuno per una salute ed equilibrio perfetti, per la serenità e la soddisfazione e per una naturale bellezza.

Da più di 30 anni, Maharishi Mahesh Yogi, fondatore del programma di Meditazione Trascendentale , www.meditazionetrascendentale.org, ha lavorato con i massimi esperti nel campo dell’Ayurveda per riportarne alla luce tutti gli aspetti che erano stati perduti nel tempo e che sono vitali per una cura e prevenzione della malattia che sia veramente efficace e completa.
Molti medici nel mondo si sono ora convinti dell’efficacia dell’ Ayurveda sia grazie alla ricerca scientifica che ne ha convalidato i risultati e grazie alla loro esperienza quotidiana sui loro pazienti.

L’Ayurveda viene spesso citata essere una tradizione iniziata almeno 6000 anni fa, ma una data storica esatta sulla sua origine non sarà mai conosciuta questo perché è stata tramandata oralmente prima di essere scritta.
Questa scienza è basata su una visione profonda e olistica delle leggi di natura che governano non solo il nostro corpo, ma anche l’ambiente che ci circonda, sia vicino che lontano, sia quello visibile che quello invisibile.
Se usiamo la metafora della pianta, possiamo dire che l’ayurveda non si occupa soltanto del tronco, rami, foglie, fiori e frutti, la parte visibile della pianta, ma anche della linfa e della radice, la parte invisibile della stessa.
Possiamo noi immaginare di poter mantenere sana una pianta se non portiamo fertilizzante alla radice? La radice è quella parte della pianta che non si vede, purtuttavia è essenziale alla sua vita e alla sua crescita e salute.
Allo stesso modo la radice di tutti gli aspetti della vita individuale, ego, intelletto, mente e sensi giace nascosta nel trascendente e va essa stessa coltivata e nutrita per godere di una salute perfetta.
Grazie all’Ayurveda Maharishi ora abbiamo a disposizione tutte quelle tecnologie del trascendente per prenderci cura e ravvivare la vita dalla sua stessa base e quindi possiamo non solo aspirare ad avere un individuo libero dalla malattia e dalla sofferenza, ma anche la società nella sua interezza.

Maharishi AyurVeda Herbs

L’Ayurveda è il più antico e naturale sistema per la cura e il benessere del corpo e della mente. Grazie a Maharishi Mahesh Yogi, che l’ha introdotta in occidente e ne ha fatto oggetto di studio da parte della scienza moderna oggettiva, ne è stata confermata la validità sia nei sui effetti pratici che nei suoi principi teorici. Questo ha favorito la rapida diffusione della conoscenza dell’Ayurveda anche in occidente proprio perché i suoi principi fondamentali sono in accordo con le teorie della fisica e delle scienze biologiche moderne e i suoi effetti sulla salute sono stati dimostrati dalla ricerca scientifica. Dall’antica conoscenza dell’Ayurveda deriva così il sistema noto oggi come AyurVeda Maharishi. Qui vengono coniugati i valori più puri e originali dell’antica tradizione con la moderna visione scientifica del corpo e dei suoi processi fisiologici.

Il carattere unico e distinto dell’AyurVeda Maharishi consiste però nella conoscenza della relazione uno a uno tra la struttura del Veda, la Legge Naturale, e la struttura e funzione della fisiologia umana. Questa relazione è stata scoperta dal Prof. Tony Nader, MD. PhD del MIT e Presidente di tutte le scuole di AyurVeda Maharishi nel mondo. Il Prof. Nader ha scoperto che il Veda e la letteratura vedica formano la matrice di tutte le leggi che governano il corpo umano e l’universo fuori di noi.
L’AyurVeda Maharishi insieme con lo Sthapatya Veda Maharishi (l’architettura Vedica), lo Jyotish Maharishi (l’astrologia Vedica), la tecnica di Meditazione Trascendentale (MT) e la tecnica avanzata delle Siddhi, costituiscono e contribuiscono tutte insieme all’approccio Vedico alla salute di Maharishi, un sistema integrato e completo, olistico e naturale per il benessere dell’individuo e della società.

Nel contesto di questa presentazione ci soffermeremo ad analizzare solamente l’uso degli integratori alimentari e degli olii medicati, di quelle formulazioni cioè che sono in grado di favorire e ripristinare le normali e naturali funzioni dell’organismo quando vengono perse.
Lo scopo dell’AyurVeda Maharishi, insieme all’approccio vedico alla salute di Maharishi, è di fornire tutta la conoscenza pratica necessaria per ristabilire o mantenere il perfetto equilibrio dei dosha (principi metabolici fondamentali) della mente e di quelli del corpo. Infatti è l’interazione equilibrata dei dosha che consente il funzionamento corretto e sano di tutti gli organi del corpo e della mente. Al contrario la condizione di squilibrio anche di un solo dosha, rappresenta il seme di ogni problema presente o futuro. È per questo che i testi ayurvedici classici affermano che ”I tre dosha, quando sono in equilibrio sostengono il corpo e quando sono squilibrati causano ogni sorta di malanno”.
La Maharishi AyurVeda Herbs o Amritam, con le sue strategie olistiche ed integrate aiuta a preservare o a ristabilire quella condizione di equilibrio (equilibrio dei Dosha, dell’Agni, etc.) sia fisico che mentale, necessario per vivere in uno stato di benessere, di gioia e di salute.
Quando i dosha sono in equilibrio, allora e solo allora l’uomo esprime il meglio delle proprie potenzialità sia fisiche che mentali e vive una lunga vita serena, sana e libera dalle malattie. Di seguito sono indicate alcune caratteristiche anatomiche, funzionali e psicologiche che sono proprie di un individuo quando è in una condizione di equilibrio.

Esse sono:

  1. Equilibrio dei Dosha o principi metabolici fondamentali.
  2. Equilibrio dell’Agni o fuoco digestivo.
  3. Equilibrio dei tessuti (tessuto muscolare, osseo, adiposo, sangue, etc.).
  4. Buona eliminazione dei prodotti di scarto (feci, sudore e urine).
  5. Mente, intelletto e sensi permeati dalla beatitudine del Sé.

Per raggiungere questo obiettivo è necessario servirsi anche delle seguenti indicazioni:

  1. Avere un programma nutrizionale specifico per ogni tipo di costituzione fisica.
  2. Praticare tecniche specifiche per ridurre lo stress, come la Meditazione Trascendentale (650 studi scientifici già pub- blicati sulle migliori riviste e condotti nelle università più prestigiose del mondo ne confermano la validità) e avere uno stile di vita
    sano, equilibrato e naturale.
  3. Usare olii aromatici.
  4. Seguire una routine giornaliera e stagionale adatta alla nostra costituzione di nascita o al problema che stiamo
    vivendo.
  5. Seguire alcuni codici di comportamento in accordo con la Legge Naturale.
  6. Utilizzare Rasayana, formulazioni per rafforzare la salute.
  7. Fare il Pancha karma, o processo per eliminare i Dosha o l’Ama (cibo non ben digerito) in eccesso, con una
    certa regolarità.
  8. La musicoterapia o Gandharva Veda.
  9. Usare integratori alimentari a base di erbe e minerali che siano naturali e senza effetti collaterali negativi.
  10. Vivere possibilmente in una casa costruita secondo le regole dello Sthapatya Veda.
  11. Fare con regolarità esercizi di respirazione e fisici.
  12. Rimanere, quando possibile, lontani da stress e tensioni.
  13. Riposare a sufficienza.
  14. Mangiare solo quando c’è fame, non bere nella mezz’ora che precede il pasto.
  15. Non trattenere i bisogni naturali.
  16. Fare del pranzo il pasto principale. La cena deve essere leggera.
  17. Ricordarsi che non è possibile vivere sani se la società è malata. Contribuire quindi alla salute collettiva.
  18. Ricordarsi che alcune influenze, sia positive che negative, possono essere determinate e conosciute grazie allo Jyotish Maharishi (astrologia Vedica) e neutralizzate e eliminate, se negative, grazie alle Yagya.

I Dosha

I Dosha, o principi metabolici fondamentali della fisiologia, sono i mattoni che strutturano il corpo e lo fanno funzionare (anatomia e fisiologia). Essi sono strutturati dagli stessi cinque elementi presenti nella natura che troviamo anche esterni a noi e sono: spazio, aria, fuoco, acqua e terra. Come è ovvio osservare, i cinque elementi hanno delle qualità. Per esempio, la terra è pesante e stabile mentre l’aria è leggera e mobile, il fuoco è caldo e acuto (penetrante), l’acqua ha fluidità, etc.
A causa di alcuni fattori come quello genetico o il momento del concepimento o la dieta della madre durante la gravidanza, etc., questi cinque elementi possono combinarsi in varie proporzioni nel nostro corpo e determinare quindi le varie qualità o costituzioni di ognuno di noi. Per esempio, tanto per capire, se la madre si nutre prevalentemente di insalata (leggera) durante la gravidanza, il bambino avrà come nutriente principale la leggerezza e quindi spazio e aria saranno i costituenti principali del suo corpo.
La costituzione Vata ha una dominanza di aria e spazio rispetto a fuoco, acqua e terra.
La costituzione Pitta ha una dominanza di fuoco e acqua rispetto a spazio, aria e terra.
La costituzione Kapha ha una dominanza di acqua e terra rispetto ad aria, spazio e fuoco.
Sono queste dominanze a determinare come siamo fatti, che alimenti preferiamo, cosa ci disturba, la qualità della nostra digestione e dell’eliminazione, se preferiamo cibi e bevande fredde o calde, se abbiamo la pelle secca o unta, se siamo magri o grassi, se amiamo fare sport o starcene seduti a leggere o guardare la tv, verso quali malattie siamo predisposti, etc.
Nei dettagli possiamo riassumere il tutto nel modo seguente:

DOSHA VATA (spazio e aria): è leggero, instabile, freddo, secco, mobile e irregolare. Vata rappresenta il principio che presiede al movimento e all’attivazione. Controlla tutte le funzioni del sistema nervoso e presiede alle funzioni del sistema respiratorio e circolatorio, dell’apparato di locomozione e degli organi escretori.

DOSHA PITTA (fuoco e acqua): è caldo, leggero, acuto, untuoso, leggermente maleodorante. Pitta rappresenta il principio che presiede alla digestione e al metabolismo, alla trasformazione e alla produzione di energia e calore. Controlla le funzioni digestive e metaboliche.

DOSHA KAPHA (acqua e terra): è pesante, stabile, unto, lento. Kapha rappresenta il principio che presiede alla coesione e alla struttura. Preserva l’integrità dei tessuti e dell’organismo nella sua totalità mediante il controllo delle funzioni immunitarie.

La dominanza di un Dosha rispetto agli altri due o di due rispetto al terzo farà sì che le qualità proprie di quel Dosha si esprimano nel corpo e nella mente in modo preponderante rispetto alle altre. Prendiamo per esempio il Dosha Vata. Abbiamo detto che è leggero, freddo, instabile, irregolare, mobile e secco. Essendo dominante nella fisiologia a causa dei fattori elencati sopra, le persone che nascono con Dosha Vata avranno le seguenti caratteristiche: saranno magre, avranno freddo, preferiranno cibi e bevande calde, non ameranno l’inverno, il sonno sarà leggero, saranno sempre in movimento, l’intestino e la digestione saranno irregolari, la pelle e i capelli saranno secchi, saranno veloci nell’apprendere ma anche nel dimenticare, veloci nei legami ma anche nello sciogliere i legami, etc.
Poiché secondo l’ayurveda una persona è sana se è in equilibrio, il Dosha Vata dovrà coltivare le qualità opposte e cioè essendo secco, favorire l’unto; essendo magro, favorire i cibi pesanti; avendo freddo, usare solo cose calde; essendo irregolare, avere una vita e abitudini più regolari; essendo veloce nel fare le cose, imparare ad andare lentamente; etc.
Le modalità per raggiungere o mantenere l’equilibrio dei Dosha, per ripristinare la salute o rafforzarla se siamo già sani, sono molteplici e riguardano tutti gli aspetti della vita, da quello che mangiamo all’ora in cui andiamo a letto, dalla musica che ascoltiamo al colore della camera da letto, da come è orientata la nostra casa ai pianeti che ci girano intorno, da quello che pensiamo alle persone che frequentiamo, etc.
In questo opuscolo andremo ad analizzare soltanto le piante e le erbe adatte a ripristinare l’equilibrio e la salute di Vata, Pitta e Kapha e ad indicare i corsi teorici che possiamo seguire nel caso desiderassimo avere più conoscenza.

AyurVeda Maharishi e alimentazione

Uno degli aspetti che contraddistingue l’AyurVeda Maharishi dalla scienza dell’alimentazione moderna consiste nell’osservazione che in natura la relazione tra uomo, la nutrizione e il cibo avviene attraverso i sei sapori fondamentali (dolce, salato, acido, amaro, astringente e piccante) e non attraverso il contenuto in proteine, vitamine, grassi e calorie presenti in ciò che mangiamo. Se così fosse, infatti, noi avremmo in bocca recettori per quest’ultimi e non per i sapori come in realtà avviene.
La domanda che ognuno di noi dovrebbe però porsi è: l’anatomia e la fisiologia dell’uomo, così come sono e le conosciamo, sono già perfette o sono migliorabili? Cosa intendo con questo? Prendiamo per esempio il cuore od un altro organo del nostro corpo come i polmoni, il fegato o la vista. Un cuore sano che esplichi tutte le sue funzioni in modo corretto, può essere ulteriormente migliorato e reso ancora più sano e perfetto oltre ovviamente a renderlo non più aggredibile da qualsivoglia malattia?
L’AyurVeda Maharishi ritiene che la natura abbia costruito il corpo umano e l’universo stesso nella sua interezza perfetti, o se volete, potenzialmente perfetti. Quando affermo potenzialmente perfetti mi riferisco al fatto, come afferma anche la scienza moderna, che ognuno di noi usa una minima parte del suo potenziale, chi dice il 5%, chi dice il 10%. In altre parole se usiamo solo il 10% del potenziale, questo equivale a: 10% di probabilità di mangiare le cose giuste e di prendere le decisioni giuste e 90% invece di fare cose sbagliate e mangiare le cose sbagliate. Quindi, anche se seguiamo la via dei sapori, la via della Natura, comunque resta una percentuale molto alta di commettere errori nella dieta. Ecco perché nell’AyurVeda Maharishi si dà priorità allo sviluppo del 100% del nostro potenziale mentale prima di impegnarsi nell’azione (Yoga Stah Kuru Karmani), priorità a far funzionare questa macchina in accordo con le intenzioni del Programmatore, insomma, non al solo 10% delle sue potenzialità!
Se però è vero che non vi è nulla di nuovo sotto il sole e che la natura ha quindi dato all’uomo, fin dall’inizio, tutto il necessario per conoscere il mondo che lo circonda e il modo di farne il miglior uso possibile, allora deve essere anche vero che dobbiamo ritornare ai sapori per una sana alimentazione finalizzata alla prevenzione e alla cura della malattia. Sicuramente però nel cibo che ci nutre ci sono vitamine e proteine, ma questa conoscenza, dal punto di vista dell’AyurVeda Maharishi, è un sovrappiù introdotto dalla scienza e dalla medicina moderna, e non è essenziale per il mantenimento della salute e la cura della malattia. Se così non fosse allora solo l’uomo occidentale moderno, in quanto unico conoscitore dell’esistenza delle vitamine e delle proteine, potrebbe vantare la possibilità di vivere sano e non ammalarsi mai.
Ayurveda abbiamo detto significa “Scienza della Vita”. L’Ayurveda è il più antico sistema di medicina di cui l’uomo abbia testimonianza, è un sistema completo che sancisce esserci una relazione tra tutti gli aspetti della vita, sia materiali che immateriali, fino al campo della pura coscienza, il Sé trascendentale di ognuno, il Campo Unificato della fisica moderna. Proprio a causa di questa intima relazione tra tutti gli aspetti della vita, l’Ayurveda afferma che non vi è guarigione possibile dalla malattia se non si modifica la dieta. Ciò è dovuto al fatto che ogni malattia, sempre secondo l’AyurVeda Maharishi, origina dal tratto alimentare ed è da qui che deve iniziare la cura.

Valore e significato dell’appetito

n natura noi non vediamo animali obesi, gli unici sono quelli che vivono in casa o negli zoo. Questo perché l’animale, al contrario dell’uomo, segue l’istinto: ha fame, va a caccia; non ha fame, si riposa all’ombra di una pianta. Solo l’uomo mangia per convenzione, perché c’è pronto in tavola, perché è ora di pranzo o perché è stato invitato a cena, ma è proprio questa la prima causa di tanti errori e problemi nella dieta e nella nutrizione. La base del sedersi a tavola dovrebbe essere quindi il sentire la fame. Se abbiamo appetito il corpo è pronto a ricevere e digerire il cibo in modo corretto, è pronto a scegliere spontaneamente e in modo naturale ciò che ci fa bene in quel momento ed escludere ciò che contribuisce a generare malattia e squilibrio. Se mangiamo con appetito, sappiamo riconoscere in modo chiaro e sicuro quale dei sei sapori sia più adatto al mantenimento della salute in quel particolare momento, in quella stagione o epoca della vita, e questo grazie all’attrazione e desiderio naturale e spontaneo verso un qualche specifico sapore o combinazione di sapori. Se mangiamo con appetito, poi, siamo in grado di trasformare ciò che non siamo, la mela per esempio, in ciò che siamo, in tessuti ed organi del nostro corpo sani e funzionanti in modo appropriato. In questo modo la mela non resterà “materiale estraneo e pericoloso”, chiamato Ama in Ayurveda, ma diventerà Ojas o essenza, ciò che dà energia, chiarezza mentale, immunità, entusiasmo e vita.
L’Agni, o fuoco digestivo, è quindi il prerequisito per una buona digestione e per la salute. Ma come sentiamo se l’Agni è buono e quindi se è il momento di sedersi a tavola e mangiare? Semplice, ristabilendo una relazione tra mente e corpo e verificare se sentiamo veramente fame. Questa relazione è stata rotta dall’educazione, dalle mamme, da una mal interpretazione della pediatria e dal ritmo della società di oggi. Ci hanno tolto la naturalezza e l’istinto, perché ci hanno condizionato alle calorie e vitamine e non ai sapori come è naturale e giusto che sia. Perchè il termostato “salute” è stato settato su parametri come età, altezza, peso, sviluppo, etc. e non sul più semplice: “mi sento bene?”, “sento fame?”.
Poiché la mente e il corpo non funzionano più insieme e in modo coordinato, dobbiamo rieducarli ed armonizzarli. Ciò viene fatto, per quanto riguarda il sentire o meno la fame, ponendo una mano all’altezza dello stomaco e chiedendoci se sentiamo fame lì dove abbiamo la mano (visto che è lo stomaco a digerire il cibo e non la mente) e agendo di conseguenza.
C’è fame? mangiamo; non c’è? non mangiamo; ce n’è poca? mangiamo poco. Questa regola, così semplice ed elementare, è preziosissima secondo l’AyurVeda Maharishi ed in sostanza è uno dei due elementi mancanti alla moderna dietetica, che enfatizza il ruolo del cibo per la salute e la cura, ma si scorda completamente di chi deve mangiare e digerire quel cibo. L’appetito poi, quando presente, fa il resto. Ci aiuta a scegliere spontaneamente i cibi più adatti a noi e alla nostra costituzione. Ci aiuta a scegliere ciò che è utile per ripristinare l’equilibrio e a eliminare lo squilibrio presente.
Merita qui ricordare che la dieta dovrebbe poi contenere tutti e sei i sapori: dolce, salato, acido, amaro, astringente e piccante. In occidente siamo carenti, fortemente carenti, in amaro (verdure amare) e in astringente (legumi), i due sapori che hanno a che fare con il mantenersi in forma e con l’opporsi a malattie cardiocircolatorie, tumori, allergie, obesità, intolleranze alimentari, ipercolesterolemie, artrosi, etc.
Se questi due sapori non vengono introdotti regolarmente nella dieta, afferma l’AyurVeda Maharishi, l’intelligenza interna del corpo ci manderà un segnale del tipo “mi manca qualcosa”, un segnale che qualcosa non va, ma senza la specifica di come riparare, perché anche qui manca la relazione mente-corpo, e quindi non saremo in grado di riconoscere che mancano specificatamente l’amaro e l’astringente. Il “mi manca qualcosa”, senza individuare e sapere o sentire cosa manchi veramente, ci porterà ad aprire il frigo o la dispensa, ma per prendere la scatola dei dolci e soddisfare quel bisogno di “qualcosa”. Si commetterà cioè un altro errore perché non prenderemo quell’amaro o astringente che soli, nell’esempio citato, sono in grado di ristabilire la salute e l’equilibrio. Il dolce, poi, non fornendo l’elemento realmente mancante, ci lascierà insoddisfatti anche se sazi. Da qui il mangiare continuamente, le fami improprie e il non trovare mai appagamento nel cibo.

La diagnosi e l’Ayurveda

Uno dei testi classici dell’ayurveda inizia così: “L’arteria che pulsa alla base del polso indica la vita. Felicità e sofferenza, inclusi lo stato di equilibrio e squilibrio della fisiologia, possono essere conosciuti grazie al suo movimento”.
Non ci si deve quindi meravigliare se la visita medica deve iniziare dall’ascolto del polso e non dall’analisi dei segni e sintomi della malattia da parte del medico. Solo dopo aver ascoltato il polso il medico porrà delle domande al paziente per verificare la sua diagnosi e suggerirà i rimedi (dieta, routine, erbe e consigli pratici) per correggere lo squilibrio diagnosticato o per rafforzare la salute.
Cosa andrà a sentire il medico nel polso? Ovviamente le qualità di Vata, Pitta o Kapha, e da dove derivano queste qualità è già stato detto, dai 5 elementi. Quindi il polso è caldo o freddo? È leggero o pesante? È secco o untuoso? È leggero o denso e appiccicaticcio? È regolare o irregolare? È stabile o instabile? etc. I principi della cura sono quindi a portata di mano. Se il polso è caldo si dovrà suggerire cose rinfrescanti (non bevande ghiacciate o fredde), se è secco di usare più olio, se è leggero di usare più cibi pesanti. Gli opposti quindi. Ovviamente dobbiamo aggiungere che qui stiamo semplificando per il lettore, ma il principio base è questo.
I preparati dell’ayurveda vengono poi prescritti in funzione degli squilibri (le qualità) presenti nel polso e solo secondariamente in funzione dei sintomi o della malattia diagnosticata.
La malattia infatti, così come noi la conosciamo, è la risultante di molti anni di squilibrio dei fattori metabolici fondamentali, i Dosha per l’appunto: Vata, Pitta e Kapha. È da sapere anche che, secondo l’Ayurveda, la malattia non si sviluppa improvvisamente e istantaneamente, ma attraverso sei fasi distinte che possono essere misurate e rilevate solo grazie al polso. Queste sei fasi sono: accumulo, aggravamento, disseminazione, localizzazione, manifestazione del sintomo e cronicizzazione. Come si evince da questo, la manifestazione del sintomo, quella che noi chiamiamo malattia, appare solo come quinto stadio del processo patologico e che i primi quattro stadi sono totalmente asintomatici. L’AyurVeda Maharishi offre quindi la conoscenza mancante alla medicina moderna: la conoscenza di come rilevare lo squilibrio e lo stadio della malattia anche in assenza di sintomi definiti e tutto questo attraverso la semplice lettura del polso.
Questa è la vera prevenzione, questo è l’unico modo con cui il genere umano potrà evitare la sofferenza che deriva dalla malattia, prevenendola totalmente. Invece, nella diagnosi così detta precoce è ovvio che un qualche grado di disagio, o di alterazione anatomica, deve essere già presente per poterla diagnosticare.
È per questo motivo che il corso sulla lettura del polso (vedere sezione corsi), riveste un ruolo fondamentale nella pratica medica e nella vita dell’individuo.

Il veicolo delle medicine

Nell’AyurVeda Maharishi è importante considerare anche il veicolo con cui si assumono le medicine (Anupana) in funzione dell’organo bersaglio o per potenziarne l’effetto. Il veicolo varia dall’acqua al miele, dal caffè al lassi, dal latte al succo di frutta, etc. È competenza del medico scegliere però il veicolo più appropriato anche se l’acqua calda resta il più comune.

STRUTTURA DELLA SCIENZA MODERNA E DELLA SCIENZA VEDICA DI MAHARISHI

Ciò che più ha caratterizzato e caratterizza l’epoca moderna è certamente il pensiero scientifico, il modo oggettivo e sistematico per ottenere conoscenza.
E’ grazie allo sviluppo della scienza se l’uomo è riuscito a produrre una rivoluzione enorme, non soltanto nella comprensione dei meccanismi di funzionamento della natura, con conseguente miglioramento delle condizioni di vita, ma anche e soprattutto nella sua propria coscienza.
In questo quadro generale di sviluppo della scienza e della tecnologia moderna,abbiamo però ripetutamente assistito a ripensamenti, ad errori di interpretazione, all’essere costretti a cambiare le conclusioni perché non più in grado di inserirsi armoniosamente in una visione più ampia.
In questo senso noi parliamo del cammino della scienza, un cammino che, sebbene non ci abbia condotti ancora alla meta, resta comunque il solo percorribile a causa della sistematicità ed attendibilità del suo strumento per dare conoscenza.

Nessuno può e potrà mai dubitare di ciò anche se, con l’avvento della Scienza Vedica Maharishi, saremo costretti a rivedere alcuni punti di vista considerati fin troppo attendibili e stabili dalla scienza moderna. Questo però non deve spaventare il lettore perché ciò facendo non saranno cambiate le regole del gioco, come vedremo, ne perché questo esempio è nuovo nella storia della scienza ( vedi la rivoluzione Copernicana). Ciò che viene chiesto, però, è che la scienza moderna non cambi lei stessa le sue stesse regole al solo fine di sostenere il proprio punto di vista. A questo scopo è bene precisare la differenza esistente tra scienza e conoscenza. Tale differenza consiste principalmente nel fatto che la conoscenza può cambiare (es. la conoscenza della relazione tra il sole e la terra analizzata con i sensi o con l’intelletto differisce totalmente) mentre la scienza o conoscenza scientifica, dovrebbe esprimere verità che siano sempre attendibili, che non deludano mai, sempre e comunque “vere”.
Se restiamo nel campo specifico della scienza moderna vediamo che si manifestano alcune incongruenze, per esempio, in campo medico assistiamo che mentre da un lato combattiamo una malattia, dall’altro ne produciamo altre (effetto collaterale del farmaco). Nella fisica e nella chimica moderne noi assistiamo si all’avanzamento della tecnologia e del benessere che ne consegue, ma contemporaneamente creiamo fenomeni di inquinamento dell’ aria, degli oceani e della terra tali che sembrano minare irrimediabilmente il nostro pianeta e la nostra vita su di esso. Certo, si può senz’altro affermare che ciò non è imputabile alla scienza come tale, ma all’uso che l’uomo ne fa di tale scienza, ma una scienza che non sia in grado di conoscere e prevenire questo cattivo uso di se stessa, è senz’altro una scienza incompleta, in quanto incapace di preservare la vita nella sua interezza.
Questo punto di vista, l’incompletezza, lo ritroviamo anche partendo da un’altra angolazione. Perché infatti, ci sia conoscenza, è indispensabile che i tre elementi di conoscitore, mezzo di conoscenza e oggetto si mettano insieme, da ciò inizia la sperimentazione.
Ora poiché la scienza moderna, a causa dell’oggettivazione stessa del metodo scientifico, tende ad escludere il conoscitore dal processo, in quanto strumento inquinante l’esperimento e quindi il risultato, essa può al massimo fornire conoscenza completa dell’oggetto, cioè, di un terzo della conoscenza totale, (la conoscenza totale deve infatti conoscere interamente il soggetto, l’oggetto e il mezzo di conoscenza).
Se è vero che la verità non può mai essere nascosta completamente, allora deve essere vero che essa deve manifestarsi sempre e comunque ovunque, anche nell’approccio oggettivo della conoscenza proprio della scienza moderna. Ciò lo troviamo nella meccanica quantistica, là dove sembra essere evidente, a causa del principio di indeterminazione, che lo sperimentatore modifica l’oggetto di conoscenza nel momento stesso in cui lo osserva, per cui si parla di probabilità di trovare o meno la particella cercata o che un fenomeno fisico-chimico avvenga. È a causa di ciò se Einstein stesso si dissociò dalla teoria dei quanti perché secondo lui “Dio non gioca a dadi”.
Come però all’inverno segue l’estate e alla notte il giorno, alla scienza moderna segue la scienza vedica di Maharishi.
Ciò che resta difficile da capire in questo trapasso, non è il metodo scientifico, che resta inalterato, ma che dall’approccio oggettivo della scienza moderna si passi a quello soggettivo della scienza vedica Maharishi, cioè un’inversione di 180 gradi che sembra scardinare secoli di lavoro fruttuoso.
Potremmo però capire come questo sia possibile solo analizzando le principali differenze dei due sistemi, moderno e Vedico, per ottenere conoscenza e dall’attenta e dettagliata reinterpretazione dei Veda operata dal genio di Maharishi.
Infatti secondo la scienza moderna il sistema soggettivo di ottenere conoscenza non può essere considerato attendibile a causa delle molteplici variazioni inerenti allo stato del conoscitore. Tali variazioni possono colorare la conoscenza ottenuta in conformità del credo religioso, politico, economico dello sperimentatore, per cui è molto difficile arrivare a delle conclusioni simili. Se però, secondo la scienza moderna, noi potessimo tener isolato il conoscitore dall’oggetto di conoscenza così che esso non interferisca con la sua soggettività, potremmo dire di ottenere conoscenza oggettivamente vera. E’ a causa di ciò, se anche nel parlare comune, verità ed oggettività diventano sinonimi. Infatti per rafforzare l’idea di verità diciamo ‘oggettivamente vero’.
Come dicevamo poc’anzi, è senz’altro vero che il conoscitore possa inquinare con la propria soggettività l’oggetto di conoscenza, ma è vero perché da secoli l’uomo è stato privato dell’esperienza di un “livello” di conoscenza del conoscitore (identico per tutti gli uomini) sempre uguale, sempre puro, sempre non coinvolto. È ovvio a questo punto supporre, che se esistesse un tale stato di coscienza, l’esperienza dell’oggetto sarebbe sempre uguale, indipendentemente dallo spazio, dal tempo e dal conoscitore stesso in quanto più conoscitori ne riporterebbero la stessa esperienza. In altre parole la pura soggettività può diventare uno strumento valido per avere conoscenza. Se ciò fosse vero il problema verrebbe ora spostato interamente sull’ esistenza o meno di un tale stato di coscienza. Ed è qui che cade la scienza moderna, e cade perché improvvisamente l’esistenza di uno stato di coscienza puro diventa una questione di fede e non di esperienza, mentre, se fosse totalmente coerente con i suoi stessi canoni su ciò che sia o non sia scientifico (è scientifico ciò che è verificabile attraverso esperimenti ripetibili) dovrebbe allestire un laboratorio, usando la tecnologia della scienza vedica, la Meditazione Trascendentale, e verificare su larga scala se più soggetti abbiano o meno tale esperienza e confrontare come essi descrivano l’oggetto in questione sulla base di un tale stato di coscienza.
È qui che il Veda (letteralmente conoscenza suprema) mostra la sua scientificità, è qui che Maharishi ha mostrato il suo genio. Uno degli aforismi fondamentali della Scienza Vedica Maharishi afferma infatti che la conoscenza è strutturata nella coscienza. Ciò è intrinsecamente vero per ogni processo di conoscenza. Infatti, perché ci sia conoscenza, ci deve essere in primo luogo coscienza, consapevolezza di ciò che si desidera conoscere. Ora, poiché la conoscenza è strutturata nella coscienza e poiché noi sperimentiamo innumerevoli stati di coscienza (vedi per esempio gli innumerevoli stati d’animo del soggetto) è ovvio concludere che per avere conoscenza stabile dobbiamo per prima cosa rendere stabile la coscienza del conoscitore.
La tecnica della Meditazione Trascendentale serve a tale scopo. Essa porta infatti la consapevolezza dello sperimentatore dagli stati diversificati dell’oggetto via via verso valori più sottili, ma sempre diversificati del pensiero o delle emozioni, fino a raggiungere quello stato di unità non differenziata al di là del valore più sottile. Questo coincide con la consapevolezza della consapevolezza, non in un rapporto diversificato, ma nella completa unificazione dei tre, ovvero del conoscitore, del mezzo di conoscenza e dell’oggetto di conoscenza.
Ciò è reso possibile a causa della proprietà intrinseca della coscienza di conoscere, poiché può conoscere, può conoscere sé stessa interamente senza il tramite di un agente esterno. Qui la coscienza è pura, o se volete, è solo coscienza senza niente altro, senza pensieri, senza colori. Questo termine non è religioso o metafisico, ma è un termine scientifico perché esprime un’esperienza accessibile a chiunque purché segua la tecnologia adatta. È qui che conoscere una cosa equivale ad essere quella cosa, è qui che avviene il superamento della Scienza Moderna da parte della Scienza Vedica.
Superamento nel senso di maggior completezza in quanto l’unificazione dei tre (conoscitore, mezzo ed oggetto di conoscenza) produce risultati molto interessanti.
Per esempio colui che studia medicina e conosce tutto della malattia, nella Scienza Moderna resta libero di ammalarsi, nella Scienza Vedica completamento libero dalla malattia. O, come nel caso della fisica moderna, dove sebbene lo scienziato conosca alla perfezione la meccanica della creazione non per questo lui stesso è in grado creare. Al contrario, nella Scienza Vedica, il conoscitore del campo quantico diventa il campo quantico stesso con tutte le qualità del campo stresso, e cioè è in grado di creare a piacere.
La Scienza Vedica di Maharishi è dunque la scienza della coscienza, la scienza della struttura insieme integrata e diversificata della coscienza, dove ogni conoscenza è la sua propria tecnologia e dove ogni tecnologia la sua propria scienza.
Veda come abbiamo detto significa conoscenza suprema o conoscenza completa e poiché la conoscenza è strutturata nella coscienza, il Veda diventa automaticamente la scienza completa della coscienza (ogni conoscenza infatti non può prescindere dalla coscienza perché questa è il contenitore, è la base stessa della conoscenza). Ora, se il Veda è lo studio della coscienza e se nella Scienza Vedica di Maharishi soggetto, oggetto e mezzo di conoscenza coesistono e sono uno nello stato di pura conoscenza o pura coscienza, allora anche qui è d’obbligo l’eguaglianza: Veda uguale coscienza. Il Veda è la coscienza e la coscienza è il Veda.
A causa di ciò il Veda non è un libro, non è filosofia indiana, ma è la nostra stessa coscienza, o se volete è nella nostra stessa coscienza. Lo scopo della Scienza Vedica Maharishi è far si che ognuno familiarizzi con la conoscenza della meccanica di auto interazione della sua propria coscienza, con la conoscenza di come, in questa meccanica della coscienza, sia insito il seme della diversificazione e di come questa conoscenza non sia altro che la sua propria coscienza. L’uomo godrà così la piena padronanza della legge naturale e del cambiamento, e potrà elevarsi al di sopra di quest’ultimo per una vita nello stato di beatitudine eterna nella coscienza autoreferente.
Il fine di ogni corrente di conoscenza, di ogni religione, di ogni filosofia, di ogni desiderio dell’uomo nato su questo pianeta sarà così realizzato.
Nella sua Scienza Vedica, Maharishi spiega nei dettagli sia le dinamiche di autointerazione della coscienza, sia l’emergere della diversificazione e dell’infinita varietà della creazione da questo stato unitario. Una delle cognizioni più importanti di Maharishi è stata da lui espressa nel suo APAURUSHEYA BHASHYA, letteralmente commentario non creato, nella perfezione dello sviluppo sequenziale del Veda, per cui non è possibile pensare ad un ulteriore commento esterno al Veda stesso. È a causa di ciò che il Veda è andato perduto nel tempo. E’ andato perso per il fatto che qualcuno ha pensato di dover interpretare e spiegare il Veda implicando con questo la sua non completezza e che qualcosa doveva essere aggiunto.
Un’altra cognizione di Maharishi, certamente altrettanto importante della prima, è stata quella di riportare alla luce una tecnologia, la meditazione trascendentale, in grado di permettere al conoscitore di avere l’esperienza diretta della pura coscienza e delle sue meccaniche di autointerazione. Ogni conoscenza intellettuale deve essere infatti sostenuta dall’esperienza e viceversa.
Queste due cognizioni formano insieme la base della Scienza Vedica Maharishi, esse sono inseparabili quindi, anche se noi qui ci addentreremo prevalentemente nella prima.
Abbiamo detto che nella nostra esperienza quotidiana noi verifichiamo che per conoscere qualcosa bisogna necessariamente portarvi l’attenzione sopra. Questo meccanismo implica che per conoscere bisogna essere coscienti. Comunemente noi sperimentiamo quindi che per conoscere ci deve essere un conoscitore che conosca, un mezzo attraverso il quale conoscere (es. vista, udito, etc.) ed un oggetto che si voglia conoscere. L’unione di questi tre è sempre e comunque necessaria affinché qualsiasi conoscenza avvenga, anche la dove la coscienza, per virtù di essere coscienza, conosce solo sé stessa. Questa proprietà è prerogativa sola ed unica della coscienza, cioè quella di poter conoscere sé stessa senza alcun tramite esterno. Ora quando la coscienza conosce la coscienza attraverso la coscienza (struttura tre in uno della coscienza) noi la chiamiamo pura coscienza. Cioè non vi è altro che coscienza, cioè la coscienza è pura. Nel linguaggio del Veda lo stato di pura coscienza o stato integrato dei tre viene chiamato SAMHITA di RISHI, DEVATA e CHHANDAS, stato integrato del conoscitore, mezzo ed oggetto di conoscenza rispettivamente. La qualità integrata del valore autoreferente della coscienza è secondo Maharishi, il principio fondamentale del funzionamento della natura e viene descritto nei dettagli nel primo dei 4 Veda principali, il RIG VEDA SAMHITA. Gli altri tre Veda SAMA, YAJUR e ATHARVA elaborano la qualità integrata della coscienza autoreferente dal punto di vista del conoscitore o RISHI, del mezzo o DEVATA e dell’oggetto CHHANDAS.
Ora, se noi ci poniamo come conoscitori esterni della coscienza che si auto conosce, è ovvio che creiamo una dualità ed è ovvio che ci possono essere punti di controversia. A causa di ciò sono nati i commentari ai Veda, a causa dei commentari la debolezza, per così dire, del Veda. Ma se noi “diventiamo” la coscienza che si auto conosce, la pura coscienza, attraverso quel principio fondamentale della natura, il valore di autoreferenza, per cui non oggettivizziamo la conoscenza come facciamo comunemente, ma la soggettivizziamo, e conosciamo la coscienza come essa conosce sé stessa (perché noi ora siamo coscienza autoreferente), allora ciò che scopriamo è il Veda stesso nella nostra stessa coscienza, allora siamo noi il Veda e il Veda che conosciamo, nel suo stesso linguaggio, si presenterà in quella stessa sequenza in cui lo troviamo oggi rappresentato nei testi Vedici dell’India. A questo punto la sequenza delle parole del Veda, tra le altre cose, diventa molto importante, perché essa esprime la meccanica perfetta attraverso cui la coscienza conosce sé stessa e nel fare ciò, si diversifica, perché conosce valori sempre più particolareggiati della sua propria natura. A causa di ciò Maharishi afferma che non possono esistere commentari al Veda in quanto la seconda lettera della prima parola del Veda è già un commento della prima, così come la terza delle prime due, la seconda parola della prima, il secondo verso del primo, il secondo inno del primo etc.
Nel Veda Lila, letteralmente il gioco del Veda, la creazione del Veda, Maharishi ci presenta nei dettagli come tutta la letteratura Vedica, non solo i 4 Veda principali, emerga dalla natura autoreferente della coscienza, dal SAMHITA di RISHI, DEVATA e CHHANDAS. Infatti essendo tutti Veda coscienza, ogni Veda conosce pienamente sé stesso e gli altri, in quanto ognuno è incessantemente, costantemente ed eternamente trasformato in ogni altro a velocità infinita.
La base di questa trasformazione sta nell’esperienza stessa dello sperimentare. Infatti quando noi sperimentiamo qualcosa, esempio un fiore, la nostra coscienza assume le qualità di quel fiore così che noi ne abbiamo esperienza. Allo stesso modo la coscienza pura che conosce il suo proprio valore di RISHI diventa RISHI. C’è una trasformazione del carattere della pura coscienza nel carattere del RISHI. A causa di ciò la coscienza che osserva i suoi stessi valori differenziati di RISHI DEVATA e CHHANDAS, le loro reciproche relazioni, le relazioni tra le relazioni, etc., etc., diventa o assume i diversi valori di tutte le aree della letteratura Vedica. Cioè a causa della progressione sequenziale delle relazioni della coscienza nella e con la coscienza, tutti gli aspetti della letteratura Vedica emergono di concerto. Il processo della differenziazione è della manifestazione può essere spiegato solo dalla Scienza Vedica ed è inerente alla struttura tre in uno del SAMHITA di RISHI, DEVATA e CHHANDAS, eternamente viva nello stato di coscienza trascendentale o pura coscienza di ognuno. La scienza moderna qui non ha voce in capitolo in quanto è orientata verso il sistema oggettivo di ottenere conoscenza e quindi necessita del mantenimento della separazione soggetto e oggetto, o in altre parole della dualità.
Poiché ogni conoscenza ha il suo proprio potere organizzativo, così è anche per la conoscenza Vedica. Tra le varie espressioni del potere organizzativo inerente alla struttura della pura conoscenza o pura coscienza, ve ne sono alcune che rivestono un carattere estremamente pratico per l’uomo d’ogni tempo. Queste sono le aree che trattano lo sviluppo di stati più elevati di coscienza e la ristrutturazione dell’esperienza della pura coscienza, il SAMHITA, al livello materiale della vita, cioè là dove non sembra essere possibile alcuna unificazione per la troppa diversificazione. La ricerca di uno stato unificato della creazione è anche oggetto di studio da parte della scienza moderna, in particolar modo della fisica.
Nella Scienza Vedica però l’unificazione non riveste un valore puramente speculativo come nella scienza moderna, ma è foriera di perfezione per l’uomo e per ogni area di interesse dell’uomo.
Se la coscienza pura è uno e tre simultaneamente, allora nella struttura della pura coscienza, dell’uno, troviamo il seme della diversità, il tre. Ma la coscienza è uno e tre simultaneamente a livello della pura coscienza, non nei normali stati di coscienza di veglia, sonno o sogno. In questi stati infatti la “visione”, come tutti sperimentiamo, è diversificata, è duale, e nessuno sforzo intellettuale potrà mai farci apprezzare l’unità che sottostà ogni diversificazione a causa di ciò che abbiamo discusso fino ad ora, ovvero il principio di oggettivazione della conoscenza nella scienza moderna.
Quando però la dualità predomina nella nostra visione del mondo, il potere organizzativo della pura conoscenza o pura coscienza ripristina il suo stato unitario con l’aiuto di discipline specifiche (questo è solo un modo di dire, in quanto sappiamo che la conoscenza è la sua propria tecnologia e che in realtà non vi è alcuna separazione tra le due). Tali discipline sono le aree applicate della Scienza Vedica Maharishi per ricondurre ogni uomo a quell’eterna coscienza di Unità sua propria, coscienza di Unità che è andata perduta a causa della mancanza di tecnologie in grado di ristabilire l’esperienza della pura coscienza.
Non possiamo qui analizzare tali campi di conoscenza nei dettagli, ma ci accontenteremo di comprenderne i principi base.
Ogni diversificazione, dal punto di vista dell’Unità della pura coscienza, così come la materia stessa, non può essere reale anche se appare esserlo alla luce dell’esperienza quotidiana. Come può infatti l’uno diventare molti? O meglio, come può l’uno essere molti? Ovviamente non può.
Infatti Maharishi afferma che anche nella struttura tre in uno della coscienza pura , il tre, l’aspetto diversificato (Rishi, Devata e Chandas) è solo un concetto, una nozione dell’intelletto creata dalla qualità intelligente della coscienza che ‘vede’ nella sua propria natura pura le tre qualità di conoscitore, conoscenza e conosciuto. E se a questo punto una nozione è alla base del processo di diversificazione e di differenziazione, allora tutto ciò che ne segue è esso stesso una nozione. Che il mondo, con tutta la sua realtà e solidità, sia solo una nozione dell’intelletto, maya o illusione nella Scienza Vedica, non appare ovviamente molto reale e pratico a livello degli stati di coscienza ordinari.
E’ a causa di ciò che entrano in gioco gli altri aspetti della Scienza Vedica come l’AYURVEDA, lo STHAPATYA VEDA, il GANDHARVA VEDA, lo JYOTISH, le tecniche YOGA, la Meditazione Trascendentale, etc. per ripristinare la realtà dell’esperienza che tutto è uno, che tutto è solo e soltanto coscienza pura, e per far si che il valore unificato, il SAMHITA, possa essere visto (verbo inappropriato in questo contesto) anche a livello materiale della vita.
Una metafora può qui venirci in aiuto per chiarire meglio questo punto. Se guardiamo una pianta, la vediamo formata di molti valori diversificati: tronco, rami, migliaia di foglie, fiori e frutti. Se però penetriamo a fondo in ognuno di questi suoi aspetti troviamo solo e soltanto linfa. E’ la linfa infatti che diventa fiore, ramo, foglia e frutto. Quindi da un punto di vista superficiale la pianta pare essere formata da molteplicità, ma nel profondo è solo e soltanto linfa. La creazione, con tutta la sua magnificenza, molteplicità e diversità, non è altro che pura coscienza autoreferente. Questo è il culmine dell’evoluzione umana e della ricerca scientifica, questo il punto di arrivo di ogni conoscenza, questa è l’immortalità.
Il filo logico qui sembra quindi suggerire che se l’unità è la realtà ultima e fondamentale, non dovremmo perdere più tempo nel cercare di unificare ciò che di per sé è già unificato sia alla sua base che nei suoi aspetti manifesti. In altre parole, l’unificazione e l’armonia tra le varie culture, religioni, etnie, modelli economici, sistemi di governo, etc. è reale e possibile solo a questo livello. La Scienza Moderna dovrà diventare Scienza Vedica di Maharishi se vogliamo la pace e la prosperità nel mondo in quanto questa è la sola tecnologia in grado di acquietare la mente cosciente di ognuno e portarla all’esperienza della sua propria pura coscienza.